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Il presepe napoletano
Il Presepe Napoletano nasce, come rappresentazione della Nativitą, nel 1470 per mano dei fratelli Giovanni e Pietro Alemanno. Questo presepe era formato da figure lignee di grandezza quasi naturale, prive di accessori che potessero distrarre dall'importanza dell'evento sacro che rappresentavano, ed erano immagini solenni che invitavano alla religiositą e alla preghiera.
Nel corso del Cinquecento compaiono i primi mutamenti. In un documento notarile del 1532 vi è la descrizione di un presepe, con pastori in terracotta dipinta, realizzato per il nobile Matteo Mastrogiudice da Sorrento. Troviamo i primi accenni di scenografia con qualche paesaggio e, oltre al bue ed all'asinello, sempre affiancati alla Sacra Famiglia, ci sono altri animali, due pastori e tre angeli. La struttura del presepe presenta la grotta in primo piano affiancata da pastori in adorazione ed Angeli, quindi il sacro monte con altri pastori accompagnati da greggi ed Angeli in volo che annunciano la buona novella, ed in lontananza il corteo dei Re Magi. Durante tutto il secolo convissero due tipi di pastori : quello in legno e quello in terracotta, che diventarono di dimensioni più piccole, rispetto a quelli quattrocenteschi, verso la fine del secolo. È nella la prima metà del 1600 che incomincia a nascere la figura dell'artista che si dedica anche alla creazione di pastori. Michele Perrone, noto per le sue sculture lignee, si dedicò con notevole successo a questa attività. Altrettanto bravi furono i suoi fratelli Aniello e Donato. Accanto al legno, nella seconda metà del secolo incominciarono a comparire altre innovazioni, pastori in cartapesta più piccoli rispetto ai precedenti, ed ancora manichini di legno con arti snodabili e vestiti di stoffa. Furono proprio questi manichini di legno snodabili che segnarono la svolta verso il presepe del 700, anche se spesso continuarono a convivere le due tipologie. I manichini di legno sono snodabili, alcuni dispongono di un incavo per alloggiarvi la "pettiglia" della testa, altre volte invece la testa è tutt'uno con il corpo. Questo sarà, come dicevamo, l'anello di congiunzione con il presepe del 700. La Natività posta nella grata-stalla, l'Annuncio della buona Novella ai pastori dormienti, la Taverna con gli avventori che cenano, sono i tre momenti che domineranno il presepe del 700. La natività per gran parte del secolo sarà rappresenta quasi sempre con la Madonna seduta su di un sasso e San Giuseppe in piedi in una grotta-stalla. Successivamente, anche grazie alle grandi scoperte archeologiche dei Borbone, le scenografia talune volte diventerà un rudere di tempio pagano. L'annunciazione, invece, lasciò poche interpretazioni da parte degli architetti presepari. La taverna fece sbizzarrire non poco sia gli artisti che i committenti. L'episodio della taverna è da leggersi, molto probabilmente, nell'episodio della mancata ospitalità offerta alla Sacra Famiglia.
È in questo secolo che il Presepe Napoletano raggiunge il suo più alto splendore. La meraviglia delle scene costruite con dovizia e ricchezza di particolari, la plasticità dei volti dei pastori, creavano nei visitatori diletto e meraviglia. Il presepe di questo secolo è una nuova forma di spettacolo dove troviamo spaccati di vita quotidiana che riflettono la cultura dell'epoca, gli storpi e i diseredati rappresentati non senza sarcasmo, l'opulenza dei nobili orientali e delle loro corti a simboleggiare i privilegi dei nobili, l'osteria con l'avventore e l'oste a rappresentare la bonomia del popolo. Il tutto con una ricchezza inaudita di sete e stoffe, gioielli, ori ed argenti che dovevano dimostrare il proprio status socio-economico. Luoghi di queste rappresentazioni non furono solo le chiese ma anche le stanze dei privati, chiaramente più facoltosi, che attiravano un pubblico numeroso e di ogni estrazione sociale. Tra le collezioni private più importanti non si può non ricordare quella del principe Emanuele Pinto, che ricevette perfino la visita della Viceregina austriaca. Il principe di Ischitella fu un grande collezionista di presepi. Ne aveva di ogni materiale e disposti in ogni stanza del suo palazzo, che andavano a sommarsi a quello grande. Nel tempo, però, il grande presepe del principe Pinto non restò l'unico da ammirare nella città. A questo se ne aggiunsero altri, come quello reale.
Tutto ciò fa ritenere che il presepe stava via via perdendo la sua misticità per trasformarsi sempre di più in una rappresentazione profana diretta ad affermare il prestigio della famiglia. Tuttavia alla fine del secolo le collezioni private incominciarono a smembrarsi. Il principe Emanuele Pinto fu costretto ad impegnare i gioielli dei Re Magi e gli ori delle popolane per far fronte ad una momentanea carenza di liquidità. Quando finirono anche gli ultimi presepari discepoli dei grandi maestri il presepe napoletano iniziò il suo inesorabile declino, i grandi presepi andarono scomparendo e si predilessero quelli più piccoli, quasi a voler dimostrare che i pastori napoletani, data la loro pregiata fattura, potevano magnificamente esistere senza quelle scene che avevano contribuito a renderli famosi in tutto il mondo.

Presepe di San Gregorio Armeno
caratteristica strada del poetico artigianato presepiale è Via San Gregorio Armeno. Questa strada, nota in tutto il mondo, era detta platea nostriana perché qui il quindicesimo vescovo di Napoli, San Nostriano, fece costruire le terme per i poveri. Ma la strada, situata nella regione Augustale, assume anche un importante valore religioso perché il vescovo Agnello edificò la prima basilica all'interno della città dedicata a San Gennaro
Tra gli altri monumenti presenti va certamente messo in meritato rilievo il monastero di San Gregorio Armeno. Sulla storia di questo monastero, viste le numerose modifiche al primitivo impianto monastico e le numerose annessioni di edifici, o parte di essi, consigliamo al lettore maggiori approfondimenti. La strada ha mantenuto per secoli quella vitalità che ancora oggi la contraddistingue. Questo non solo per le notevoli strutture presenti durante tutta la sua storia, ma anche perché cardine capace di connettere il vero centro della città antica (area oggi identificabile in parte con piazza San Gaetano) con le principali arterie (via San Biagio dei Librai, via Tribunali ). Una strada percorsa durante i secoli da ogni cittadino napoletano. A queste ed altre ragioni si deve la concentrazione di attività artistiche e commerciali. Era qui il centro artistico culturale ove erano fiorenti nel passato le botteghe di artisti, pittori, scultori, argentieri, intagliatori, doratori che con la loro sapiente arte hanno reso famosi chiese e palazzi che ancora oggi ammiriamo. Parliamo di Napoli culturale perchè basta pensare che a pochi passi da questa strada è Via San Biagio dei Librai. Quì, in un palazzo che ha oggi anche accesso dalla stessa via San Gregorio Armeno, un libraio diede i natali a Gian Battista Vico. Più avanti, a pochi passi da piazza San Domenico Maggiore, vi è una lapide che ricorda la dimora di Francesco de Sanctis. Nelle vicinanze troviamo anche Palazzo Filomarino, dimora di Benedetto Croce.
Quanto attrae maggiormente il turismo è la fiorente produzione di pastori in terracotta. Ed ecco i Ferrigno, i Giannotti, i Maddaloni: tutti di antica tradizione famigliare. A dare incremento a questa produzione di artigianato artistico furono dapprima l'Associazione Napoletana Amici del Presepio, poi l'Azienda di Cura e Soggiorno di Napoli che seppe incoraggiare con premi in denaro ed attività culturali. In questi ultimi anni va riconosciuta una maggiore attenzione da parte del Comune di Napoli. Nel mese di dicembre è tutto un presepe. Folle di visitatori, scolaresche di ogni parte del mondo affollano incessantemente questa strada che sembra appartenere al mondo dei sogni

Fonte: dalla rete.

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