1808 L'istituzione della Camera di Commercio
Progetto esecutivo del palazzo della Borsa di Napoli - prospetto principale
Giuseppe Bonaparte fondatore della Camera di Commercio di Napoli
La Camera di Commercio di Napoli
viene istituita da Giuseppe Bonaparte con la legge n. 102 del 10 Marzo
1808. La legge comprende dieci articoli raggruppati in tre titoli. Nel
primo di questi si dettano norme per la formazione della Camera, costituita
da nove componenti, da un Intendente della provincia che la presiede,
e da un segretario di nomina regia. Nel secondo titolo si regola il
modo di elezione dei "nove componenti fra la classe dei migliori
negozianti di genere all'ingrosso, o di cambio, nostri sudditi naturali
o naturalizzati, e che abbiano casa di commercio in Napoli". Nel
terzo titolo di determinano i compiti e le funzioni della Camera alla
quale è riservata solo "facoltà consultiva".
Spetta dunque a questa prima Camera di Commercio del regno di Napoli,
di presentare al governo "le vedute sui mezzi pratici, e di fatti,
onde accrescere la prosperità del commercio" e in particolare
far conoscere " le cause che ne arrestano i progressi ed i mezzi
di risorse, che possono ripararvi"; di occuparsi dell'organizzazione
di una "Borsa" e di rappresentare "sopra tutto ciò
che riguarda il favore e il diritto della mercatura nella esecuzione
delle leggi di contrabbando"; di essere consultata sulla formazione
dello stato generale di tutti i diversi pesi e misure del regno per
formarne un ragguaglio ad un termine comune". Fra i compiti della
Camera vi è anche quello di esprimere pareri "su tutti gli
altri oggetti che le saranno inviati dà nostri ministri, e nei
quali si crederanno necessarie le notizie pratiche e locali della mercatura
della capitale." Spetta anche alla Camera, per mezzo di una assemblea
costituita dai suoi membri e da 27 negozianti, e presieduta dall'Intendente,
di concorrere alla formazione di una lista tripla di coloro che fra
i negozianti, sarebbero stati scelti poi dal re come giudici del Tribunale
di Commercio di Napoli.
La Camera di Commercio nasce, quindi, come organo consultivo del governo
in tema di mercatura e di traffici, e l'accrescimemto della prosperità
del commercio si pone come il suo primario obiettivo. Il modello organizzativo
della Borsa è quelo francese da indicato nel codice napoleonico
ed esteso al regno di Napoli. Secondo tale modello, la Borsa di Commercio
rappresentava la Camera dei commercianti, dei capitani di bastimento,
degli agenti di cambio e dei mediatori. Dalle negoziazioni effettuate
in tale Borsa, venivano determinati, e riconosciuti, dagli agenti di
cambio e dai mediatori, i corsi dei cambi, delle mercanzie, delle assicurazioni,
dei noli ed il prezzo dei trasporti per terra o per acqua.
Nei primi suoi anni di attività la Camera di Commercio di Napoli
non ebbe vita facile, perché mancava l'occorrente per svolgere
la sua azione, e , soprattutto le mancavano i mezzi finanziari e la
sede. Per oltre due anni la Camera fu costretta, pertanto , a tenere
l'ufficio-il burò- ed a svolgere le sue sessioni nella casa del
segretario. Bisognerà aspettare il 26 febbraio del 1810 per vedere
con decreto n. 572 disposta la costituzione di un fondo per la manutenzione
dell 'edificio- che nelle previsioni doveva essere quello del Monte
dei Poveri Vergognosi, in via Toledo- destinato ad essere la sede della
Camera. I settori di intervento della Camera in questo periodo sono:
olii, cereali e pesca del corallo (attività tipica della zona
di Torre del Greco).
1817-1860 La Camera consultiva di Commercio - ^top

Il salone principale della Mostra industriale napoletana del 1853 (litografia
dal quadro di S.Fergola - Museo di S.Martino)
L'11 marzo 1817 la Camera di Commercio di Napoli viene istituita ex
novo e viene trasformata, mantenendo quasi del tutto i lineamenti originari,
in Camera consultiva di Commercio. La Camera è ora alla diretta
dipendenza del segretario di stato ministro degli Affari interni. Il
mantenimento in vita delle norme del codice di Commercio, portava, ovviamente
con sé, la continuazione immutata dell'attività della
Borsa di commercio, o Borsa dei cambi. Sia la Camera consultiva di Commercio
che la Bora di Napoli continuavano ad avere sede nell'edificio del Monte
dei Poveri Vergognosi, in via Toledo, 341. Nel 1824 si decide che la
Camera consultiva di Commercio e la Borsa dei cambi si trasferiscano
dal palazzo del Monte e della Congregazione dei Poveri Vergognosi al
palazzo dei Ministeri, che Ferdinando di Borbone aveva fatto a suo tempo
costruire. Tenuto conto del carattere propriamente consultivo della
Camera e del notevole numero di organismi e uffici che ad essa si rivolgevano,
per il tramite dei ministeri o direttamente (dalla regia Dogana ai regi
Lotti, dalla Giunta dei contratti della regia Marina alla Giunta generale
dei contratti militari, dall'ufficio dell'Agente del Contenzioso alla
Regia dei sali, dal Provveditorato della sussistenza militare alla direzione
generale di ponti e strade- non è agevole giungere ad una classificazione
completa dell'opera da essa condotta a termine in questo periodo e delle
attività svolte. Dalla rete dei tanti rapporti, si possono prendere
in esame quelli che, per il sostegno e lo sviluppo dell'economia, la
Camera tiene con organismi che, come la Borsa, svolgono attività
permanente nel campo dei traffici e dell'economia: banche, porto e dogana.
Si può considerare inoltre l'attività di determinati settori
quali, ad esempio, quelli del commercio dei cereali e degli oli, della
pesca e della seta. Infine si può analizzare quest'operare della
Camera consultiva di Commercio, attraverso la tipologia delle sue manifestazioni.
Esse in sintesi sono: a) il parere della Camera su questioni di ampio
respiro come ad esempio l'andamento dei cambi in un determinato periodo
b) il parere sulle società di capitali e quindi sui loro statuti
e sulle iniziative da promuovere. 3) l'interpretazione di particolari
documenti, quali, ad esempio la congruità e validità del
titolo offerto da negozianti a garanzia di terzi contraenti obbligati
verso lo Stato per la fornitura di merci o servizi 4) giudizi sulle
persone che devono coprire particolari incarichi, e se necessario, come
per gli agenti di cambio e i sensali di commercio anche la loro designazioni.
5) un giudizio sulle controversie che venivano portate al suo esame.
In questo stesso periodo la Camera di Commercio dedicò molta
attenzione al commercio dei grani, alla sua disciplina, al suo andamento
e quindi, alla messa a punto degli stessi strumenti giuridici che ne
facilitavano il traffico, in particolare: l'ordine di derrata. Allo
stesso tempo si soffermò a considerare il grave problema della
regolamentazione dell'importazione dei grani.
La posizione istituzionale della Camera Consultiva la rendeva naturale
consigliera del governo e dei ministeri per quanto atteneva all'economia
e al suo buon andamento, sia all'interno sia nei rapporti con l'estero;
nello svolgimento di queste sue funzioni essa è stata paragonata
al nostro attuale Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, con
qualche elemento in più in quanto essa suggeriva anche le convenienze
da rispettare nel perfezionamento dei trattati commerciali e si pronunziava
sulle opportunità di costituire anche sedi consolari all'estero.
1860-1900 La Giunta provvisoria di Commercio - La
Camera di Commercio ed Arti - ^top

Il porto militare, la lanterna e gli edifici del Punto Franco (Alinari)
La Camera consultiva di Commercio borbonica veniva sciolta con il decreto
del 9 gennaio 1861 n. 1 del luogotenente generale del re nell'Italia
meridionale, Luigi Carlo Farini. Al suo posto, e con le stesse attribuzioni,
veniva istituita una Giunta provvisoria di commercio, destinata a rimanere
in vita finchè, con la legge generale dello stato, non si fosse
provveduto al nuovo ordinamento delle Camere di Commercio. Fra i componenti
c'erano banchieri ed assicuratori, uomini di affari che trattavano importazioni
ed esportazioni, armatori, commercianti all'ingrosso e al dettaglio.
Assidua fu l'attenzione per i problemi monetari e per tutto ciò
che riguardava la Borsa, la cui cura veniva considerata una delle maggiori
responsabilità della Giunta.
Con legge n. 680 del 6 luglio 1862 vengono istituite, in tutto il regno
unificato, le Camere di Commercio ed Arti, la cui circoscrizione territoriale,
la sede e il numero dei componenti sono determinati in base a decreti
reali emanati successivamente. Per la Camera di Napoli, in un decreto
del 28 ottobre 1862, si parla soltanto di riordinamento mentre un provvedimento
successivo determina in 21 il numero dei cuoi componenti. Il nuovo istituto
si presenta distinto da due fondamentali caratteristiche: quella della
elettività di tutti i suoi componenti, compreso il presidente
per cui è piena la sua autonomia; quella della estensione dei
suoi compiti anche al campo industriale avendo, le Camere stesse come
loro compito principale il "promuovere" e "rappresentare
presso il governo "gli interessi commerciali e industriali"
della loro circoscrizione. Spetta, pertanto a tali Istituti, più
particolarmente, oltre agli antichi compiti, di avere alle dipendenze
le Borse di Commercio, esercitando le attribuzioni risultanti dalle
leggi relative agli agenti di cambio, mediatori e periti nonché
di procedere alla formazione della lista degli eleggibili a giudice
del Tribunale di Commercio; di presentare al governo le informazioni
e le proposte che giudicheranno utili al traffico, alle arti e alle
manifatture, fornendo il proprio parere sui modi di accrescere la prosperità
commerciale ed industriale, indicando le cause che la impediscono ed
i mezzi per rimuoverle; di predisporre e pubblicare annualmente una
relazione al ministero d'Agricoltura, Industria e Commercio " sovra
la statistica e l'andamento del commercio e delle arti del loro distretto".
E' data inoltre facoltà di stabilire e dirigere uffici per la
stagionatura e il saggio delle sete, di ottenere dal Ministero d'Agricoltura
speciali incarichi relativi al commercio, nonché l'amministrazione
di empori pubblici; di provvedere, in proprio o col concorso del governo,
della Provincia o del Municipio alla istituzione o mantenimento di scuole
per l'insegnamento di scienze applicate al commercio ed alle arti. Fra
le facoltà attribuite alla Camera di Commercio ed Arti, nascenti
da una concezione più democratica, rientravano sia quella di
"riunirsi con altre Camere del Regno, in assemblee generali, onde
esaminare questioni commerciali ed industriali d'interesse comune, sia
quella di poter "convocare in assemblea generale determinate categorie
di elettori del distretto della Camera per l'esame di questioni d'interesse
commerciale ed industriale".
In questo periodo la Camera si mostra particolarmente impegnata nel
seguire le vicende legate alla sicurezza ed alla efficienza del porto.
Nel 1886 la Camera di Commercio ed Arti di Napoli prende l'iniziativa
di costituire una Camera di arbitaggio , formata da un collegio arbitrale
con il compito di esaminare e risolvere le contestazioni tra i venditori
ed i compratori di cereali, semi e liquidi, tanto per le merci d'importazione
che per quella di esportazione. Il collegio è diviso inizialmente
in tre sezioni, una per i Cereali, una per i Semi, una per i Liquidi.
Successivamente ne viene aggiunta una quarta per le Pelli. Il collegio
è formato da 12 arbitri per i cerali, 9 per i semi, 9 per i liquidi,
7 per le pelli. Due terzi di essi sono rappresentati da negozianti,
agenti di cambio e industriali, l'altro terzo da sensali. Nella seconda
metà del 1893 la stessa Camera di Commercio ed Arti assumeva
l'iniziativa della creazione di un Collegio arbitrale, per la soluzione
di ogni questione di carattere commerciale, affidando ad un'apposita
commissione l'incarico di determinare le linee procedurali dell'istituto,
con la guida del titolo sul Compromesso disciplinato dal codice di procedura
civile. Un particolare regolamento avrebbe dovuto prevedere le modalità
della costituzione di tale collegio e la scelta degli arbitri in relazione
alla controversia da esaminare. Tale regolamento venne approvato il
2 agosto 1895 dando vita all'Istituto arbitramentale di commercio. Con
la costituzione di questo istituto , la Camera si proponeva di procurare
una soluzione imparziale, economica, definitiva delle controversie,
giovandosi dell'esperienza, del tecnicismo e del senso politico degli
arbitri. Il ruolo degli arbitri era costituito da 100 membri scelti,
da un comitato di esperti, fra persone esercenti commercio, industrie,
arti e trasporti, negozianti di borsa o di banca. L'Istituto eleggeva
nel proprio seno un ufficio di presidenza che, ricevuta un istanza di
intervento, tentava la conciliazione delle parti.
In questo periodo storico la Camera è molto attiva nel tutelare
e sollecitare l'attività della marina mercantile attraverso:
l'apertura di nuove linee di navigazione, informazioni, indicazioni
e pareri ai ministeri interessati, l'approfondimento e l'esame dei problemi
e delle norme che si riferiscono alla navigazione ed ai traffici marittimi.
1892 Il nuovo palazzo della Borsa - ^top
 Palazzo della Borsa
Il salone delle contrattazioni
Il 14 novembre del 1892, dopo lunghe ed intense trattative con l'Ispettorato
del Risanamento e con la commissione per la conservazione dei monumenti,
la Camera di Commercio diventava proprietaria dell'intera area del nuovo
isolato 51 del piano del Risanamento prospiciente sulla nuova piazza
di Porto, attuale piazza borsa.. Nel contratto di acquisto si precisava
che l'area doveva essere adibita per la costruzione di un edificio destinato
all Borsa di commercio ed altri usi commerciali e amministrativi, intendendosi
con ciò escludere soltanto le botteghe ad uso di rivendita e
le case ad uso di private abitazioni.
La Camera si impegnava a completare l'edificio, per la parte in muratura,
entro ventisei mesi e per le decorazioni esterne entro trentadue mesi
dalla data della consegna della zona. L'intera area acquistata comprendeva
anche l'antichissima cappella di S.Aspreno e la Camera si obbligava:
1. ad eseguire a sue cure e spese sotto la vigilanza del Vice Presidente
della Commissione per i monumenti municipali, un pronato alla Cappella
di S.Aspreno nello spazio tra la chiesa e via S.Aspreno;
2. a lasciare uno spazio vuoto sulla cupola della stessa in modo che
la ridetta cupola restasse libera;
3. a compiere tutti i lavori di riduzione ed adattamento secondo le
indicazioni planimetriche.
Alla Camera era lasciata la facoltà, una volta lasciato libero
lo spazio sopra la cupola, di "sopraedificare alla Cappella stessa
in guisa da non danneggiare la Cappella e la sottostante cripta"
Nella seconda metà del febbraio 1894 sulla poderosa piattaforma
di fondazione cominciò a levarsi l'edificio ed i lavori, progettati
e diretti dall'architetto Alfonso Guerra e dall'ingegnere. Luigi Ferrara,
furono completati il 28 ottobre 1897.
Nella loro prima utilizzazione i locali dell'edificio ebbero la seguente
destinazione: la Borsa occupava, ovviamente la grande sala centrale
nella quale si svolgevano le sue fondamentali operazioni mentre il vestibolo
era destinato, nelle ore serali, al cosidetto "borsino". Le
sale laterali servivano alle riunioni degli agenti di cambio e dei sensali,
alla deputazione di Borsa, al sindacato, nonché a tutti quei
servizi che alla Borsa erano necessari per il disimpegno delle sue funzioni
(ufficio postale e telegrafico, sale per telefono, per lettura e scrittura).
Per gli agenti di cambio, nell'ammezzato, erano stati ricavati ventidue
uffici; la rimanente parte dell'ammezzato era destinata a sede di banche
e più della metà era stata già locata dal Banco
di Napoli. Al secondo piano la Camera di Commercio aveva posto la sua
sede sia per quanto si atteneva ai locali di presidenza e rappresentanza,
sia per quanto si riferiva agli uffici. Si era provveduto a costituire
una grande Biblioteca e la metà del piano attico era adibito
a sede di un laboratorio chimico sperimentale gestito dalla Camera stessa.
Si erano anche riservati dei locali per un costituendo museo archeologico.L'inaugurazione
del nuovo palazzo della Borsa avvenne nei giorni 29,39 e 31 ottobre
1899.con manifestazioni che richiamarono l'attenzione di tutta la città
di Napoli. Tali manifestazioni ebbero inizio con la benedizione dell'edificio
da parte del cardinale arcivescovo Prisco alla presenza dell'on. Antonio
Salandra, Ministro dell'Agricoltura, Industria e Commercio.
La cappella e la cripta di S. Aspreno - ^top

L'antichissima Cappella di S.Aspreno, compresa all'interno dell'edificio
del Palazzo della Borsa, porta il nome del primo vescovo di Napoli,
Aspreno, che resse la cattedra vescovile per 33 anni, al tempo dei papi
Clemente, Anacleto, Evaristo, Alessandro e degli imperatori Traiano
e Adriano. Nella leggenda, egli sarebbe stato consacrato da S. Pietro
quando questi, sostando a Napoli, avrebbe celebrato messa su quell'altare
che, con i capitelli, la tradizione indica proveniente dalla chiesa
di S.Pietro ad Aram. Si narra anche che S.Aspreno avesse celebrato messa
all'altare dell'ipogeo dell'attuale chiesetta a lui dedicata. Dalla
chiesetta per mezzo di 13 scalini si scende nella cripta dove, secondo
la leggenda, il protovescovo napoletano vi avrebbe celebrato messa e,
addirittura, dimorato. E' assai attendibile supporre che la Cappellina
di S. Aspreno esistesse già in età bizantina, intorno
al sesto secolo o poco più tardi, isolata sulla spiaggia a venerazione
dei pescatori e che l'accresciuto livello del suolo, in seguito all'espansione
della città verso il mare, abbia totalmente modificata la condizione
originaria rendendo "cripta" la cappella che aveva utilizzato
un antico ambiente termale.
1900-1943 L'ultimo decennio della Camera di Commercio
ed Arti, La Camera di Commercio e Industria, Il Consiglio provinciale
dell'Economia, Il Consiglio provinciale dell'Economia corporativa, Il
Consiglio provinciale delle corporazioni - ^top

Il Palazzo della Borsa
Fin dai primi anni del Novecento la Camera di Commercio ed Arti di
Napoli si trovò a fronteggiare, al suo interno e nella sua azione
verso l'esterno, alcune situazioni radicate negli eventi che sul finire
del secolo precedente si erano determinati. Fra di esse quella relativa
alla definizione delle pendenze derivanti dalla costruzione della nuova
Borsa, e sul piano generale, la continuazione dell'azione intrapresa
per concorrere al risorgimento economico di Napoli.
Notevole fu in questo periodo, il contributo dato, dalla Camera di Commercio
ed Arti di Napoli, all'azione intrapresa dal governo per il riordinamento
dei servizi marittimi. E' sempre in questo periodo che la Camera cura
l'aggiornamento ed il riordinamento della biblioteca.
Con legge n.121 del 20 marzo 1910 si procede al riordinamento delle
Camere di commercio ed arti del Regno, che secondo tale provvedimento,
assumono la denominazione di "Camere di commercio e industria"
ritenendosi che il termine industria servisse a designare con maggiore
proprietà, rispetto a quello d'arti, un settore che si andava
sempre più imponendo. Il riordinamento riguarda la base territoriale
della Camere ed i loro Consigli. Immutati rimangono gli scopi indicati
dalla legge del 1862, ma si precisa che "gli interessi commerciali
ed industriali" da rappresentare sono quelli del "proprio
distretto" e che di essi le Camere potevano assicurare e promuovere
lo sviluppo "in armonia con quelli generali economici della nazione".
Con il nuovo provvedimento legislativo vengono affidati alle Camere
di Commercio e Industria compiti che, sul piano generale, sono più
precisi ma non dissimili da quelli indicati dalla vecchia legge. Fra
i nuovi e più importanti incarichi vi è: quello di raccogliere
e registrare le denuncie che, ai sensi della stessa legge, devono essere
fatte da chiunque che, sia individualmente, che in società con
altri, eserciti commercio e industria; quello di compilare e rivedere
periodicamente la raccolta degli usi e delle consuetudini commerciali
del proprio distretto; quellodi formare mercuriali e listini e rilasciare
le relative attestazioni; quello di autenticare le firme dei commercianti
inscritti nel Registro delle ditte, di certificare sull'ammissibilità
dei concorrenti alle gare per gli appalti, di rilasciare certificati
d'origine delle merci, e attestati di legittimità ai viaggiatori
di commercio. Fermo restando i compiti e le facoltà loro spettanti
nei riguardi della Borse di Commercio, o per l'impianto e l'amministrazione
di stabilimenti per il saggio e la stagionatura della seta, le Camere
di Commercio e Industria ora possono, con l'autorizzazione del competente
ministro, dirigere e amministrare: musei, stanze di compensazione, magazzini
generali e simili strutture; nonché istruire premi d'incoraggiamento
e far parte di consorzi aventi lo scopo di giovare all'industria o al
commercio. Organi delle Camere di Commercio e Industria sono: il Consiglio
camerale composto di consiglieri eletti, per quattro anni in un numero
che non piò essere inferiore a 11 o maggiore di 31; il presidente,
eletto dal Consiglio e che resta in carica due anni.
Il regio.decreto .legge.dell' 8 maggio 1924 n.750, che prende il nome
del ministro proponente Orso Corbino, dà vita ad un processo
di trasformazione dell'istituto camerale che gli conferisce una buona
parte delle caratteristiche che oggi gli sono proprie. Il decreto Corbino
fornisce una maggiore precisazione della natura pubblicistica degli
enti camerali e ne indica in maniera più esatta i compiti: esprimere
pareri e fornire informazioni all'autorità centrale, organo consultivo
delle autorità locali nelle questioni riguardanti l'industria
e il commercio, ruolo di osservatore provinciale del movimento statistico
dell'industria e il commercio, nell'operare quale osservatore provinciale
del movimento statistico dell'industria e del commercio. Concorrono
a determinare questo nuovo profilo anche la sanzionata facoltà
di "promuovere la costituzione di collegi arbitrali per la risoluzione
di controversie in materia commerciale o industriale e l'assegnazione
alle Camere delle attribuzioni fino allora demandate alle prefetture
e sottoprefetture, dalle leggi e dai regolamenti vigenti in materia
di disegni e modelli di fabbrica e di marchi, segni distintivi di fabbrica
e di marchi internazionali. In rapporto a questa nuova configurazione
si fa quindi più sensibile il controllo dello Stato e si allunga
la serie degli atti soggetti all'approvazione ministeriale, aggiungendovisi
tutti i regolamenti camerali e la stipulazione dei mutui.I maggiori
cambiamenti sono apportati dalla legge alla struttura degli organi camerali,
anzitutto portando a 40 il numero massimo dei membri del Consiglio,
poi promuovendo l'articolazione del Consiglio stesso in due o tre sezioni
(industriale, commerciale, marittima) e infine istituendo la Giunta,
composta, secondo i regolamenti della Camera da cinque a nove membri.
In questo periodo la Camera dedica notevole attenzione alle questioni
riflettenti l'ordinamento, lo sviluppo e il traffico del porto di Napoli;
sia occupandosi delle tariffe e dei lavori di completamento ed assestamento;
sia intervenendo per la sistemazione del servizio ferroviario e per
il miglioramento degli approdi; sia adoperandosi affinché Napoli
si trasformi in un porto di armamento di compagnie di navigazione. Anche
le tariffe doganali e i trattati di commercio sono oggetto di valido
interessamento.
Il processo di trasformazione degli enti camerali si conclude nella
sua prima fase con la legge 18 aprile 1926 n. 731 che istituisce i Consigli
provinciali dell'economia, facendo confluire in esso i compiri e l'amministrazione
delle Camere di Commercio e del Consiglio agrario provinciale. I membri
del Consiglio erano designati dai sindacati dei datori si lavoro e dei
lavoratori, presidente del Consiglio è il prefetto della provincia
e c'è poi un vice presidente ( nominato dal ministro per l'Economia
nazionale) al quale spetta l'effettiva guida dell'istituto. Con successiva
legge del 16 giugno 1927 n. 1071, accanto ai Consigli vengono istituiti
gli uffici provinciali dell'economia, che rappresentano un'ulteriore
stretta di freni in senso statalistico. Secondo tale legge gli uffici
sono alle dirette dipendenze del ministero dell'Economia nazionale,
curano l'esecuzione dei suoi atti e provvedimenti e promuovono , sotto
le sue direttive, lo sviluppo economico della provincia. Essi funzionano
altresì come uffici di segreteria dei Consigli provinciali dell'economia.
Segue la legge del 18 giugno 1931 n. 875 legge che muta la denominazione
dell'istituto in Consiglio provinciale della economia Corporativa e
Ufficio provinciale delle economie corporative. Infine nel 1934 un testo
unico (r.d. 20 settembre 1934 n.2011) riordina tutti questi provvedimenti
legislativi in un corpo unitario. Nella seconda metà del 1937,
il decreto legge del 28 aprile 1937 n. 524 faceva assumere ai Consigli
provinciali dell'economia corporativa la denominazione di Consigli provinciali
delle corporazioni accentuando ancora più nella composizione
e nella formazione degli organi le caratteristiche di subordinazione
al regime.
1944-1967 La ricostituzione della Camera di Commercio
- ^top

Caduto il fascismo e sciolti gli organi corporativi, mentre una circolare
del governo Badoglio ripristina la denominazione del Consiglio provinciale
dell'economia per i Consigli provinciali delle corporazioni l'organismo
napoletano, nell'agosto del 1943, viene affidato ad un commissario straordinario,
nella persona dell'industriale Paolo Signorini. Il dodici settembre,
la rabbia teutonica che infuria sull'Università, spargendo sangue
di vittime innocenti, colpisce anche il palazzo della Borsa, e tenta
di distruggerlo, collocando e facendo brillare una mina sotto il salone
del primo piano, ove si trovano i registri dell'anagrafe commerciale.
Per fortuna l'esplosione riesce soltanto a sfondare il pavimento e quello
corrispondente al piano superiore ove si trovano i documenti del Centro
studi per il Mezzogiorno che vengono distrutti nella loro quasi totalità.
Sopravvengono le convulse eroiche giornate della liberazione e il 4
ottobre la città è liberata.
Con provvedimento del Governo militare alleato il 10 dicembre 1943 il
Consiglio provinciale dell'economia viene soppresso. Questo provvedimento
contrastava con quanto, dopo lo sbarco degli alleati, era accaduto in
Sicilia ove si erano spontaneamente ricostituite le Camere di Commercio.
Finalmente con decreto legge del 21 settembre 1944 i Consigli e gli
Uffici provinciali dell'economia sono soppressi e viene ricostituita,
in ogni capoluogo di provincia "la Camera di Commercio Industria
ed Agricoltura" con il compito di coordinare e rappresentare gli
interessi commerciali, industriali ed agricoli della provincia, nonché
di esercitare le funzioni e i poteri demandatili dalla legge, fino allora
attribuiti ai soppressi Consigli dell'economia. Il provvedimento prevedeva
la costituzione di un Consiglio con funzioni amministrative, la cui
composizione e le modalità di elezione si sarebbero dovute regolare
con successive disposizioni; tale Consiglio avrebbe dovuto eleggere
al suo interno, il presidente e i vice presidenti. Di fatto fino all'entrata
in vigore della legge di riordino del sistema camerale n. 589 del 1996
l'amministrazione della Camera è stata affidata ad una Giunta
composta da un presidente, nominato dal ministro per l'Industria ed
il Commercio e da quattro membri nominati dal prefetto, con l'approvazione
del ministero Industria e Commercio, scelti fra commercianti, industriali,
agricoltori e lavoratori.
Nello stesso periodo in cui venivano ricostituite le Camere di Commercio
veniva ristabilito, in ogni capoluogo, un Ufficio provinciale del commercio
e dell'industria, avente il compito di curare l'esecuzione degli atti
e i provvedimenti del ministero, nonché di rilevare e segnalare
il movimento economico della provincia, compiendo le altre funzioni
che gli venivano demandate dalle leggi.
Il 23 ottobre 1945 la Giunta approva il regolamento per l'istituzione
di una Consulta economica provinciale composta di 49 membri rappresentanti
le categorie interessate all agricoltura, al commercio, ai traffici
marittimi, e all'artigianato e di 23 membri tecnici. La Consulta nel
suo insieme corrispondeva alle esigenze di un contatto allargato e formalizzato
tra la base degli operatori economici e il vertice di un organismo che,
appunto nel campo economico, si proponeva di agire con tempestività
e concretezza. Le sezioni rispondevano al bisogno che la Camera aveva
di discutere e approfondire i problemi di un economia che, nelle sue
forme periferiche, si veniva sempre più diversificando.
Nel 1960 la Consulta economica provinciale assume le caratteristiche
che poi l'hanno contrassegnata per lungo tempo. Infatti in quello stesso
anno una delibera della Giunta aumentò i membri a 122 e deliberava
la costituzione di altre sezioni: trasporti, comunicazioni, turismo
e quella per il credito e l'assicurazione.
Costante e attenta è l'attività svolta in questo periodo
dalla Camera, quale osservatrice del generale andamento economico del
mercato in Campania. Attive sono le due sezioni agricoltura e industria
al fine di valorizzare e promuovere lo sviluppo locale. Numerosi sono
i convegni realizzati dalla Camera con i maggiori esponenti della classe
imprenditoriale e politica italiana.
Allo scopo di dare maggiore impulso ed organicità all'esame e
alla soluzione dei problemi dello sviluppo economico regionale il 16
dicembre 1964 le Camere di Commercio di Avellino, Benevento, Caserta,
Napoli e Salerno costituiscono l'Unione Regionale delle Camere di Commercio
della Campania
1967-1978 Un decennio difficile e operoso, Il nuovo
palazzo della Borsa Merci - ^top

Sezione longitudinale dell'edificio della Borsa Merci
Con deliberazione n. 45 del 25 gennaio 1968 è aggiornato il
regolamento della Consulta economica provinciale in base al quale la
Consulta è ripartita in sette sezioni: Commerciale, Credito e
Assicurazioni, Industriale, Marittima, Trasporti e Comunicazioni, Turismo
e sezione speciale per il commercio estero. Intensa è in questi
anni l'attività di tutte le sezioni della Consulta. La sezione
agricola della Consulta svolge un'attività che ha per oggetto
la sanità ed i miglioramenti della zootecnia provinciale, mentre
si porta l'attenzione anche su problemi settoriali come la disciplina
della viticoltura o lo sviluppo della cooperazione, o particolari, quali
la lotta alla fumaggine dell'olivo nella penisola sorrentina. Anche
il settore forestale è oggetto di una serie di interventi, mentre
nel campo zootecnico particolare attenzione viene dedicata alla disciplina
e quindi al controllo della monta taurina ed al sostegno del Consorzio
tenutari stazioni monta taurina. Non meno curati sono quei problemi
che si riferiscono ai rapporti dell'agricoltura con l'industria ed il
commercio. Un apposito comitato approfondisce i complessi rapporti tra
agricoltura ed industria conserviera, mentre si pone allo studio la
costituzione di un mercato all'ingrosso per il commercio dei fiori.
La sezione agricola si occupa anche della denominazione d'origine dei
vini e pone in primo piano l'esame dei problemi relativi alla polverizzazione
delle aziende.
Anche la sezione artigianato ha il sostegno di comitati e strutture
che hanno negli appositi uffici camerali i loro strumenti esecutivi.
L'attività di questi organi si sviluppa sia sul piano provinciale
che su quello regionale con la tenuta di albi, con la gestione della
cassa mutua, con l'organizzazione di convegni, mostre e rassegne. La
sezione industriale si occupa di leggi che promuovono l'industrializzazione
delle regioni meridionali, portando il suo esame sia al problema degli
incentivi finanziari, sia a quello degli oneri sociali. Non meno ampia
è l'azione svolta dalla sezione commercio interno nel far fronte
ai complessi suoi compiti ed in particolare a quanto occorre fare per
porre gli operatori economici del settore in condizione di svolgere
meglio la loro attività. L'attività svolta dalla sezione
per il commercio estero viene indirizzata, in conformità alle
esigenze del momento, verso la promozione dell'attività di scambio
e in particolare verso l'esportazione. In quest'ottica si pongono due
iniziative di particolare rilievo: quella della costituzione del Centro
operativo interregionale campano molisano promosso d'accordo con le
Camere di Commercio delle due regioni. La Sezione marittima infine,
polarizza la sua attenzione verso i gravi e sempre più impegnativi
problemi della organizzazione e della strutturazione del porto di Napoli.

La Borsa Merci
In questo periodo giunge a compimento la costruzione dell'edificio
della Borsa Merci. Espletato il concorso per il progetto di massima,
ed assegnato il 1° premio al progetto contraddistinto col motto
"sagittario", il 30 settembre 1965 viene dato l'incarico per
il progetto esecutivo, restando affidato il progetto architettonico
e il coordinamento della progettazione integrale al prof. Michele Capobianco,
all'arch. Riccardo Dalisi, all'arch. Massimo Pica Ciamarra. Nell'aprile
del 1967 si espleta la gara di appalto fissando come termine di ultimazione
dei lavori il marzo del 1971. I lavori furono condotti dall'impresa
De Lieto Costruzioni Generali S.n.c. I lavori sono compiuti nel termine
fissato e l'entrata in funzione ebbe luogo gradualmente, a mano amano
che l'impresa costruttrice rendeva disponibili le sale, gli uffici,
i box e le altre parti del fabbricato cosicché a fine aprile
del 1971, le contrattazioni dei cereali e derivati dei vini, oli, e
del caffè potevano essere trasferite, dalla vecchia sede di Via
Mercato dei Grani al nuovo complesso. L'edificio della Borsa Merci,
sito al Corso Meridionale 58, si presenta tra le più indicative
espressioni dell'architettura moderna napoletana.
L'inaugurazione ufficiale del nuovo edificio ebbe luogo il 29 novembre
del 1971 con l'intervento del ministro dell'Industria e Commercio, sen.
Silvio Gava, del presidente della Giunta Regionale, avv. Mancino e del
prefetto dott. Fabiani.
Con deliberazione n. 446 dell'8 settembre 1972 viene istituito il CESVITEC
"Centro per la promozione e lo sviluppo tecnologico delle piccole
e medie imprese del Mezzogiorno" con l'appoggio del ministro dell'Industria
e il parere favorevole del ministro per gli interventi straordinari
nel Mezzogiorno. Si tratta di un'Azienda speciale della Camera la cui
finalità precipua è quella di facilitare l'approccio delle
piccole e medie imprese del Mezzogiorno ai problemi tecnologici nei
quali il profilo strettamente economico s'intreccia intimamente con
connotazioni di carattere tecnico. L'azienda è condotta da un
Consiglio di Amministrazione presieduto da un presidente protempore
della Camera di Commercio. Il Cesvitec, in questi anni, svolge un'intensa
attività promozionale della ricerca applicata all'industria,
realizza studi e ricerche rivolte ad una più approfondita conoscenza
della struttura produttiva meridionale e delle prospettive di sviluppo
di alcuni settori al fine della messa a punto di un programma di assistenza
delle aziende interessate; inoltre il complesso delle attività
formative realizzate negli anni 1973, 1974, 1975, 1976, stanno a testimoniare
una presenza attiva in un settore strettamente legato all'incremento
industriale.
Per venire incontro alle esigenze di un sistema economico, come quello
napoletano, che richiedeva organi e servizi sempre più finalizzati
e qualificati e per essere sempre più in grado di snellire e
definire le procedure della commercializzazione, nel 1974, la Giunta
camerale assume due importanti decisioni: quella di istituire una Camera
arbitrale; quella di concorrere a dar vita all"Istituto per la
valorizzazione e la tutela dei prodotti regionali (IRVAT) ". Tale
istituto, organo delle Camere di Commercio e dell'Ente di sviluppo in
Campania, ha la sua sede presso la Camera di Commercio di Napoli e si
propone di coordinare, quanto è necessario e opportuno per valorizzare
e tutelare le produzioni regionali, e ciò sia con la tipizzazione
, la qualificazione e differenziazione delle produzioni, sia con il
favorire la loro diffusione e introduzione sui mercati interni ed esteri,
sia assistendo le imprese che non hanno scopo di lucro
Con un protocollo d'intesa firmato il 10/12/1975 l'Associazione italiana
per l'arbitrato e la Camera arbitrale presso la Camera di Commercio
di Napoli decidono di collaborare per la "realizzazione di un servizio
di arbitrato nelle controversie internazionali, da mettere a disposizione
di tutti gli operatori economici della Camera di Commercio di Napoli
e di chi altro si rivolga alla sua Camera arbitrale."
La legge 580/93 di riordino del sistema camerale
Il Registro delle imprese - ^top

: Il centro antico di Napoli e, sul fondo,
gli edifici del Centro Direzionale
Bisognerà attendere la legge di riordino del sistema camerale
n. 580 del 1993 per ottenere un complesso di norme in grado di dare
un nuovo assetto istituzionale alle Camere di Commercio. In base alla
suddetta legge la Camera di Commercio risulta essere un ente autonomo
di diritto pubblico provinciale ed elettivo che svolge funzioni di supporto
e di promozione degli interessi generali delle imprese nonché,
fatte salve le competenze attribuite dalla Costituzione e dalle leggi
dello Stato alle amministrazioni statali e alle regioni, funzioni nelle
materie amministrative ed economiche relative al sistema delle imprese.
In particolare il 6° comma dell'art. 8 della legge 580 da attuazione
al registro delle imprese già configurato dal codice civile la
cui disciplina organizzativa viene sancita dal regolamento applicativo
delle legge D.P.R. 7/12/1995 n. 581.
Il laboratorio chimico merceologico di Napoli, sorto nel 1938 allo scopo
di controllare le merci provenienti dalle colonie italiane, dal 01/01/1996
è stato trasformato in Azienda Speciale della Camera di Commercio
di Napoli. L'Azienda è attrezzata e strutturata per offrire una
vasta gamma di servizi all'utenza tra cui l'analisi per il controllo
qualità nei settori agro-alimentare, ecologico, microbiologico
e industriale.
La Camera di Commercio di Napoli, aderendo ad un progetto della Commissione
Europea, da vita nel 1989 al primo Eurosportello del Mezzogiorno. L'Eurosportello
di Napoli, costituito come azienda speciale della Camera, fa parte della
rete europea degli Euro Info Center. La Rete degli Euro Info center
è stata creata allo scopo di migliorare l'accesso all'informazione
e di fornire un servizio di assistenza nel settore del mercato interno
e delle altre politiche europee destinate alle imprese, in particolare
le piccole e medie Imprese (PMI).
Scopo dell'Euro Info Centre di Napoli è fornire alle imprese
tutte le informazioni necessarie alla loro crescita produttiva ed offrire
loro un rapido collegamento con le iniziative e le attività dell'Unione
Europea. Successivamente l'Eurosportello ha regionalizzato la propria
struttura organizzativa con antenne presenti presso ciascuna Camera
di Commercio Campana.
La Camera di Commercio di Napoli dispone dal 1997 anche di una sede
di rappresentanza a Bruxelles, costituita al fine di garantire un canale
privilegiato di contatto con le Istituzioni europee. L'impegno che l'Ente
camerale si è assunto è di assicurare un flusso diretto
di informazioni e un servizio di assistenza tecnica per un migliore
utilizzo delle risorse comunitarie, nonchè di rappresentare gli
interessi delle istituzioni e degli imprenditori campani presso l`Unione
Europea.
Dal 19 febbraio 1996 sono aperti i nuovi locali, acquistati presso il
Centro Direzionale di Napoli, e destinati quale attuale sede degli uffici
del Registro delle imprese.
Bibliografia - ^top
1. Giuseppe Russo, La Camera di Commercio di Nspoli dal 1808 al 1978,
una presenza nell'economia, edizione a cura di Giancarlo Alisio, ed.
Camera di Commercio di Napoli, 1985
2. Pino Simonetti- Lucio Tisi, La Camera di Commercio di Napoli e il
Palazzo della Borsa, ed. Camera di Commercio di Napoli, 1987
3. La nuova Borsa Merci di Napoli, ed. Camera di Commercio di Napoli,
1971
Fonte: CCIAA dalla rete
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- 1808 La istituzione della Camera di Commercio
- 1817-1860 La Camera consultiva di Commercio
- 1860-1900 La Giunta provvisoria di Commercio - La
Camera di Commercio ed Arti
- 1892 Il nuovo palazzo della Borsa
- La cappella e la cripta di S. Aspreno
- 1900-1943 L'ultimo decennio della Camera di Commercio
ed Arti
La Camera di Commercio e Industria
Il Consiglio provinciale dell'Economia
Il Consiglio provinciale dell'Economia corporativa
Il Consiglio provinciale delle corporazioni
- 1944-1967 La ricostituzione della Camera di Commercio
- 1967-1978 Un decennio difficile e operoso Il nuovo
palazzo della Borsa Merci
- La legge 580/93 di riordino del sistema camerale.
Il Registro delle imprese
- Bibliografia
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